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Il Karibu è un tranquillo e piacevole villaggio gestito da Ventaglio situato in località Mida Creek, a pochi chilometri da Watamu. Su una settimana di soggiorno prenotate nella seconda settimana di marzo ho trascorso solo 2 giorni a godermi il sole in spiaggia e a giocare a beach volley sotto il sole cocente, gli altri 5 giorni li ho trascorsi in perenne movimento!
La prima visita è stata al Parco naturale di Mida Creek, un’oasi naturale ricca di uccelli dai mille colori che svolazzano tra le acque calme del mare e le verdi mangrovie presenti lungo le coste.
Avvicinarsi in barca a uno stormo di fenicotteri fino a pochi metri mi ha fatto sentire dentro un documentario del National Geographic!
La seconda gita è alle rovine di Gede, un tempo imponente città islamica, abbandonata inspiegabilmente intorno al XVIII secolo dai suoi abitanti. Situata nella foresta di Arabuko Sokokei, a pochi chilometri di Watamu, Gede presenta oggi solo i resti delle antiche costruzioni, diventati la dimora di amichevoli cercopitechi (babbuini). Gede è inserita tra le località mondiali tutelate dall'UNESCO.
Il villaggio di Watamu è composto per la maggior parte di capanne e baracche, anche se di tanto in tanto si incontrano splendide ville costruite da occidentali, in gran parte italiani e tedeschi, che hanno deciso di trasferirsi qui.
La spiaggia di Watamu è ampia e sabbiosa: a seconda delle maree cambia completamente aspetto in quanto il mare arretra di più di 200 metri dalla riva, facendo emergere ricci, stelle marine e granchi.
Dopo cena decidiamo di visitare Malindi, che trovo più decadente di quanto mi aspettassi! Il casinò non è certo quello di Montecarlo o Campione d’Italia e i locali del centro e nei pressi della spiaggia sono pieni di ragazze locali alla ricerca del turista occidentale da sedurre per racimolare di che vivere.
Il ricordo più suggestivo del Kenya resteranno sicuramente i due giorni trascorsi nel parco dello Tsavo Est, raggiunto in jeep dopo aver percorso più di 200 chilometri su strade sterrate e dissestate che si snodano tra foreste, villaggi e tratti di savana.
Ad ogni villaggio e lungo tutta la strada i bambini numerosi ovunque si sbracciavano e correvano per salutarci con sorrisi bianchissimi!
Appena entrati nel parco Tsavo Est, scendiamo dalle jeep per avvicinarsi alla riva del fiume Galana dove alcuni coccodrilli si stanno riposando all’ombra di una delle rare piante.
Visti a pochi metri sembrano pacifici ma una certa tensione è avvertibile nell’aria: avvicinarsi troppo, a portata di uno dei loro scatti, potrebbe aver drammatiche conseguenze.
Risaliti sulle Jeep ogni poche centinaia di metri avvistiamo animali diversi! Le zebre sono state l’incontro da me preferito! Le strisce bianche e nere sembravano disegnate da un pittore!
A seguire incontriamo gazzelle e dopo una ventina di minuti un bellissimo esemplare di elefante
Emozionante anche l’incontro con una famiglia di giraffe e quello con una mandria di bufali, uno dei quali insisteva a guardarci con aria interrogativa.
Per la notte scegliamo lo spettacolare Galdessa Camp in riva all’omonimo fiume, con rinoceronti a pochi metri e bungalow semplicemente ma finemente arredati con letti e suppellettili in legno intarsiato. La stanchezza però prende rapidamente il sopravvento e sembrano passati pochi minuti da quando veniamo svegliati all’alba per ripartire alla ricerca dell’ultimo ambito obiettivo del nostro safari: i leoni.
Risaliti in jeep ci dirigiamo verso le zone più remote del parco Tsavo ma i leoni proprio non si vedono!
Alla fine quando le speranze sembravano essere venute meno, li avvistiamo!
Prima un esemplare che ci scruta guaringo poi in una zona ancor più a Ovest, uno spendido esemplare di leone maschio con una folta criniera. Siamo felici! Abbiamo veramente visto un sacco di animali!
Prendiamo quindi la via del ritorno e dopo 1000 buche e cunette, e più di 200 chilometri arriviamo a Watamu!
Ne valeva proprio la pena: il safari è un esperienza faticosa ma assolutamente da non perdere!
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