Alberobello

E’ principalmente grazie ai suoi trulli che Alberobello, comune della Puglia, è nella lista dei siti italiani inseriti dall’Unesco nella World Heritage List e non ne contiene centinaia ma solo 54. In dialetto apulo-barese questa nota località viene chiamata Aiarubbédde, conta circa 10 mila abitanti e appartiene alla città metropolitana di Bari. Fa parte della Valle d’Itria e della Murgia dei Trulli, in tutto il mondo è nota per i suoi trulli che dal 1996 sono dall’UNESCO.

Chi vuole avviarsi alla scoperta dei trulli ed immortalarli di persona può farlo tranquillamente in auto ma anche in treno, visto che Alberobello è collegata al resto della Puglia tramite una stazione ferroviaria lungo la ferrovia Bari-Martina Franca-Taranto. La linea è quella delle Ferrovie del Sud Est, la stazione potrebbe essere definita d’epoca visto che è stata inaugurata nel 1903, vicino ad essa troviamo quelle di Noci e Locorotondo

Alberobello: cosa vedere in un giorno

E’ banale dire che in un giorno da vedere ci sono i trulli visto che siamo nella capitale dei trulli, costruzioni che costituiscono tutto il suo centro storico. E’ uno spettacolo unico al mondo quello di una cittadina costituita da edifici di forma piramidale come questi. La pietra usata per realizzare queste costruzioni è stata ricavata dalle rocce calcaree dell’altopiano delle Murge, il loro nome deriva dal tardo greco “τρούλος” che significa “cupola” vista la forma di queste antiche abitazioni coniche costruite a secco.

Pur essendo di origine preistorica, molti trulli sono utilizzati ancora oggi come abitazioni e restano considerati un esempio “geniale” di architettura spontanea. Non li troviamo solo ad Alberobello, per la verità, ma anche nella Valle d’Itria, valle situata tra le province di Brindisi, Bari e Taranto.

Se ci avanza tempo, dopo aver ammirato i trulli, in quello che resta del giorno possiamo visitare due chiese, la Basilica dedicata ai patroni della città e il santuario di Sant’Antonio di Padova. La prima, la Basilica dei Santi Cosma e Damiano, è un edificio in stile neoclassico con pianta a forma di croce latina risalente alla fine del XIX secolo e sorta al posto di una piccola cappella risalente al 1609, dedicata alla Madonna delle Grazie e che aveva annesso anche un ossario. La facciata attuale della basilica è accompagnata da due campanili, uguali ma diversi perché quello a sinistra ha una meridiana, l’altro un orologio con numeri romani. All’interno di questa chiesa troviamo le reliquie dei Santi Medici e molte altre meno note.

Particolare da visitare è anche il santuario di Sant’Antonio di Padova perché a forma di trullo. E’ stata costruita tra il 1926 e il 1927 grazie al vescovo Domenico Lancelotti su un’altura nel rione Monti. Questa chiesa ha pianta a croce greca ma è del tutto un trullo con tanto di cupola alta 21 metri da cui parte un campanile da 18,30 metri. Tra le reliquie ospitate qui ci sono quelle di Sant’Antonio di Padova, e non mancano statue come quella di Santa Rita da Cascia. Ci sono anche un bassorilievo di San Luigi Guanella e un dipinto di San Padre Pio del 1999 del pittore S.Mazzin.

Alberobello e i trulli

Sono certa che dopo un giorno trascorso tra i trulli vi sarà sorta la curiosità di conoscere meglio come sono nate queste costruzioni e perché. Approfondiamo. Si tratta di edificazioni che risalirebbero alla metà del XIV secolo, realizzate a secco quindi senza malta. Indagandone l’origine emerge che si tratterebbe di un “escamotage” imposto ai contadini dai Conti di Conversano per sfuggire a un editto del Regno di Napoli che imponeva tributi a ogni nuovo insediamento urbano.

Alberobello e i trulli

Pur di non pagare…. ecco i trulli che, così realizzati, dovevano risultare costruzioni precarie di facile demolizione, quindi non tassabili. Nulla di più falso, in realtà, perché di fatto i trulli, nonostante abbiano la struttura interna priva di elementi di sostegni e collegamenti, possiedono una straordinaria capacità statica.

Curiosa l’origine dei trulli quasi quanto la loro struttura, basta guardarli per percepirlo. Hanno una pianta circolare e sono realizzati sulla roccia naturale in cui viene innestata una pesante muratura in calce. Se ne visitiamo uno ci accorgiamo che sono unità modulari, c’è un vano centrale e gli altri ambienti si sviluppano attorno. Dentro si sta bene, come temperatura, grazie alle mura spesse e alla quasi totale assenza di finestre: fa fresco in estate e caldo in inverno, cosa desiderare di più?

Il tetto, come abbiamo già visto, è a forma di cupola ed è forse la caratteristica più evidente dei trulli. Viene realizzato con delle lastre calcaree orizzontali posizionate in serie concentriche sempre più piccole, quelle più all’interno sono chiamate “chianche”, le altre più sottili “chiancarelle”. (all’esterno).

Tra gli elementi più caratteristici di queste architetture anche la chiave di volta, spesso decorata con motivi di carattere esoterico, e il cornicione che, sporgendo dal tetto, serve per raccogliere le acque piovane in apposite cisterne.

Alberobello: souvenir

Prima di lasciare Alberobello si può pensare di acquistare un souvenir nostrano approfittando dei lavori dell’artigianato locale. In questa terra si lavorano la pietra e il ferro e si producono cesti in legno d’ulivo, il tipico vino novello e l’olio. Anche l’arte tessile è molto sviluppata da queste parti e i prodotti più caratteristici sono i capi in lino, ancora acquistabili nelle botteghe situate tra i trulli nel Rione Monti. Molte sono anche le specialità gastronomiche di cui approfittare, durante o dopo la visita, partendo sicuramente dai dolci di mandorle, dalle pettole, dalle cartellate e dagli amaretti.

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